Massimo Bonfatti

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Massimo Bonfatti è nato a Modena nel 1960 e ha imparato il mestiere lavorando con Guido Silvestri (Silver), Franco Bonvicini (Bonvi), Roberto Ghiddi e Claudio Onesti (Clod). Nel 1975 inizia infatti a bottega presso Guido Silvestri e due anni dopo frequenta l’Istituto d’Arte di Modena e va a bottega da Franco Bonvicini. Nel 1978 collabora ancora con Silver per le prime storie di “Cattivik”, facendo lettering, retini, inchiostrazioni e matite e poi con Roberto Ghiddi per Granata Press. Lavora poi per CartonCine Animazioni (“Supergulp”). Nel 1981 crea una strip a fumetti su Totò. Dal 1982 lavora a bottega da Clod, Claudio Onesti. Dopo avere collaborato per alcuni anni con “Autosprint” e “Il Guerin Sportivo”, facendo vignette ed illustrazioni, ed essersi occupato di pubblicità, pittura e fotografia, collabora nel 1986 con la rivista “Pif” (giornale per ragazzi francese), realizzando storie su testi di diversi autori tra i quali Corteggiani. Riprende a collaborare con Silver con “Lupo Alberto” e con “Cattivik” e subito inizia la pubblicazione della sua serie “I girovaghi”. Nel 1989 si occupa dell’inserto satirico “Gazza ladra” per la “Gazzetta di Modena”. Negli anni novanta si impone all’attenzione del pubblico e della critica firmando le sceneggiature e i disegni di storie per “Cattivik”, apparse sul mensile, di cui dal numero 3 disegna anche le copertine. Pubblica poi vignette e illustrazioni per “Comix” e inizia a collaborare con Massimo Caviglia, illustrando opuscoli informativi e successivamente realizzando vignette per “Smemoranda”. Seguono anche illustrazioni di manifesti per il Teatro Comunale di Modena, cui seguiranno illustrazioni per giornali/opuscoli del Comune di Modena e per la Provincia di Modena.

Nel 1998 Massimo inizia con Claudio Nizzi la stesura di uno speciale che sarebbe dovuto andare nella collana “I grandi Comici del fumetto” per la Sergio Bonelli Editore. Dopo tre anni di duro lavoro, il risultato è sotto gli occhi di tutti, “La scomparsa di Amanda Cross” con i colori di Cesare Buffagni. Si tratta dell’ennesima, definitiva conferma di uno stile grottesco e scanzonato, poetico e iper-realista. L’ideale per rappresentare la particolare atmosfera che si respira nelle intricate vicende di “Leo Pulp”. E non è detto che questa sia l’unica apparizione di questo surreale personaggio.

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